Paltò

Origine e significato

Con il tempo il cappotto venne sempre più considerato un qualcosa di prezioso, da conservare nel tempo, la cui scelta rappresentava un evento unico da condividere con tutta la famiglia. Ben presto divenne inoltre strumento di valorizzazione della figura maschile e femminile, simbolo distintivo di eleganza ed esclusività. In realtà l’immagine del paltò non assume solo una connotazione formale e raffinata. Esso rappresenta l’involucro che protegge chi lo indossa da un ambiente a volte ostile, che costituisce uno scudo che difende la persona dal mondo esterno.




Anni ʼ60/ʼ70

Molti, se non tutti, infatti, hanno provato la sensazione di non volersi togliere questo indumento in luoghi poco piacevoli o in cui si sentivano a disagio.

Il cappotto negli anni ʼ50/ʼ60 diventa icona dell’eleganza per eccellenza: tutti i protagonisti degli entusiasmanti anni della “Dolce vita”, del cinema e del rock and roll, da Mastroianni a Jean-Paul Belmondo, da Paul Newman a Marlon Brando, da Steve McQueen a Robert De Niro, da Mick Jagger a John Lennon, ne indossavano uno nei momenti topici delle loro carriere.

La fabbrica del cappotto

Paltò si propone sul mercato come la Fabbrica del cappotto. Obiettivo ed anima del progetto è il recupero dei valori, spesso dimenticati, del vestire italiano i cui simboli principali sono tradizione, eleganza ed esclusività. Più in particolare, Paltò rivisita gli elementi propri dell’italianità più vera: stile, sartorialità, materiali ricercati e dettagli artigianali, aggiornati e personalizzati, secondo le particolarità e le esigenze della società moderna.

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